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sabato 23 novembre 2013

ELEMENTARE, SHERLOCK HOLMES!


I gialli moderni non fanno per me, sicuramente non i thriller, non i polizieschi, non le indagini superscientifiche che fanno affidamento alla più moderna tecnologia. Perché? Perché è difficile capire fino a che punto sia attendibile quello che mi dicono e perché io non sono in grado di contestarle. Mentre con Sherlock Holmes tutto è semplice, elementare, naturale. Piacevole alla lettura e avvincente, senza effetti speciali. Semplicemente la mente umana arriva per deduzione, attraverso l'osservazione. Se Sherlock Holmes è un personaggio delineato benissimo (cattura inevitabilmente ora come allora), nemmeno Watson mi sembra poco così caratterizzato e il fatto che sia lui il narratore, quello che decide di raccogliere e rendere giustizia all'intelligenza del compare, ce lo rende simpatica a priori. Una struttura alla base che ammetto mi colpisce non poco e mi stimola alla narrazione. 


Uno studio in rosso (1887). Per ora il più semplice, scorrevole e avvincente. La seconda parte che spezza il ritmo che è stato così perfetto nella prima parte. Di sicuro c'era bisogno di spiegare cosa fosse successo fino a quel momento, ma la maniera lo fa è dopo tutto utile alla storia. Basta resistere. E non c'è solo Londra, qui c'è anche l'America e le restrizioni religiose. Il colpevole è poi colpevole fin quando? Ha subito un torto e la vendetta lo trascina per mari e monti. Quindi scatta anche l'empatia nei suoi confronti. C'è poi una giustizia divina che agisce prima della giustizia umana e che darà la sua colpa all'assassino e pare sia questo il messaggio finale su cui dobbiamo meditare. 

Il segno dei quattro (1889) meno efficace del primo ma non meno valido. La storia è più complicata, gli elementi un po' più fantastici (anche se tutto sommato non improbabili) e lo spiegone di quanto accaduto ci viene raccontato direttamente non dall'assassino (che in verità è in fondo al Tamigi ormai) ma da chi ha architettato il recupero del tesoro indiano. Qui appunto da Londra si arriva in India e ogni tassello si mette a posto. Ad arricchire il tutto è la storia d'amore tra Watson e la donna che contatta Sherlock. Da non dimenticare che Sherlock aiuta la polizia, ma può tranquillamente starsene in disparte, solitamente per osservare l'incapacità degli investigatori di Scotland Yard e sorriderci sopra, ma anche per essere giudici inflessibili di quanto accaduto. Ancora una volta l'antagonista è dettato dalla vendetta (e un po'dal rispetto degli accordi presi) e ancora una volta è difficile affibbiargli tutte le colpe, forse solo alcune. Si finisce insomma, ad avere simpatia, anche se non troppo anche nei suoi confronti.

Il mastino di Baskerville (1901). Quello di sicuro con più tinte horror e di fantasmi e comincia con una maledizione. Cosa può affascinare meno? Però Sherlock Holmes ci ha abituati a risolvere tutti i casi e il cattivo è lì dietro l'angolo (oltre il cancello). In realtà per buona parte del romanza si ha la sensazione che Holmes non ci sia (e difatti Watson sempre lavorare da solo) e solo ad un certo punto (sono riuscito a prevederlo) è arrivato mentre lavorava in maniera parallela al suo amico. Viaggi esotici stavolta non ne registro, a parte questo tenuta dei Baskerville che basta e avanza come ambientazione per la paura che porta.

Sono successivamente passata ai racconti, poiché dopo tre romanzi ho sentito la necessità di avere indizi, prove e risoluzioni in tempi più brevi. Dei racconti ho un bel ricordo di tutti, da Scandalo in Boemia a Il problema finale. Forse alla fine sono più efficaci di racconti, ma solo il tempo potrà dirlo davvero. La figura di Moriarty che evidentemente serviva necessariamente all'autore per mettere a confronto Sherlock un nemico invincibile. A me non ha entusiasmato, a dire il vero, è artificioso pensare che esista sempre un complotto ben organizzato dietro tutto.

L'ultimo romanzo letto (e se non ho capito male altri non ce ne sono) è La valle della Paura (1915) è un esempio della presenza di Moriarty e di come dopo tante peripezie alla fine vince lui. Ma a parte tutto questo, la storia ha la stessa caratteristica dei precedenti romanzi, cioè una seconda parte che spiega tutto quello che è accaduto prima, un romanzo nel romanzo che non ha niente a che fare con Sherlock Holmes, se non quando i protagonisti sono gli stessi che incontra in Inghilterra il nostro investigatore autonomo preferito. Sì, perché anche questa volta si ambienta in America, vicino a qualche miniera e soprattutto dentro una loggia di uomini liberi che spiega molto bene come funzionavano (o funzionano?) queste cose. Il colpo finale dell'identità dell'uomo libero è stata micidiale.

Ad ogni modo la cosa più interessante, oltre al fatto che Sherlock lavora in autonomia su richiesta della Polizia Inglese è che il narratore di tutto è Watson e che il suo obiettivo è quello di rendere giustizia alla bravura del suo amico. Quest'idea mi piace moltissimo. Chissà perché.




mercoledì 16 ottobre 2013

PRIMI LIBRI PER UN LUNGO AUTUNNO (Dostoevskij, Niemi, Dick).





Non sono sicura che non si tratti del primo libro che ho letto di Fedor  M. Dostoevskij. Cioè non sono in grado di ricordarne altri, almeno non di recente (diciamo 4 anni). Ad ogni modo i russi sono imbattibili. La loro scrittura (voglio dire il loro modo di scrivere), la forza capacità di catturati è incredibile. Si legge tutto d'un fiato, racconta così poco, ferisce così tanto. La forza de Le Notti Bianche dunque non può essere nella storia che invece così magistralmente raccontata sfiora spesso la poesia e non la prosa. Mi ha incantata. Lo rileggerei se ne avessi il tempo. Prima o poi lo farò. 










Meno interessante è stato invece "Il Manifesto del cosmonauti" di Mikael Niemi. Non che sia brutto (impossibile l'accostamento col libro precedente e infatti non lo faccio), ma mi aspettavo molto di più. Parte molto ma molto bene per risultare un po' noioso da metà in poi. Tra l'altro promette molte cose che solo in parte esaudisce. Diciamo che io a Philip Dick non lo paragonerei (anche se ci ha provato!), forse a Bradbury, ma nemmeno a Italo Calvino, con le Cosmicomiche con cui secondo me, poco può reggere. Ovviamente mi ha fatto piacere leggerlo, non è un capolavoro ma vale sempre la pena leggere un libro. Quando non lo sarà vuol dire che è proprio una spazzatura totale. 




Un po' di amaro in bocca questa volta Philip K. Dick me l'ha lasciato. "Il paradiso maoista", benché non si affatto terribile o noioso, in realtà parte da uno spunto che avrebbe potuto permettere molte altre riflessioni, che invece non ho trovato. E' vero che non si tratta di fantascienza (ma avrebbe potuto esserlo lavorandoci un po' sopra), ma anche lo sviluppo mi sembra si limiti un po' troppo ai 3 personaggi. Non tutti per altro simpatici. Certo, l'angoscia del potere ignoto e incomprensibile c'è tutto e di certo sono premesse ai libri successivi. Naturalmente non va dimenticato che lo scrive a 24 anni e che io a 24 anni non avevo certo i mezzi per scrivere un romanzo così. Ma questa è un'altra storia.






Infine, cercavo un libro che mi facesse riflettere di più e mi desse una mano sul mio percorso spirituale e fra tutti ho trovato questo. Diciamo che più che leggerlo bisognerebbe fare "zazen" ma anche i dialoghi del maestro che spiega il punto di vista che dovremmo tenere tutti sono decisamente importanti. A tratti capivo perfettamente di cosa parlava e che quel "salto di qualità" (se così modestamente si può dire) l'ho fatto. Cerco, continuare a vedere le cose con quella "differenza" che suggerisce sarebbe una gran cosa e non serve si riesce. Ora però mi fermerei qui: ho da imparare a vivere l'istante che vivo, sia che sia meditando, sia che stia agendo, senza pensare né a quello che ho fatto prima, né a quello che devo fare. Devo avere il vuoto mentale, devo riconoscere lo stato di Buddha. 

lunedì 26 agosto 2013

MIEI LIBRI PER L'ESTATE (Vinge, Bulgakov, Yogananda, Woolf e altri )


Avevo fatto un progetto abbastanza ambizioso di lettura per questa estate che sta per finire. Oltre, finalmente, ad aver letto alcune serie di fumetti che fino a quel momento non ero riuscita a leggere ( brevemente: Echo, Ian, Lo Sparviero, Voyager, Durango, Eroi e Battaglie, Caino),  mi sono cimentata con il secondo volume di Trono di Spade (per cui primo o poi scriverò un post a parte, come è giusto che sia).
Sui fumetti il giudizio è sempre stato positivo, anche perché quasi tutti sono pubblicazioni straniere tradotte in italiano, con un formato che non rende giustizia ai disegni ma sicuramente al portafoglio.




Ho letto Universo Incostante di Vernon Vinge. Acquistato 7 anni fa, finalmente mi ero riproposta di leggerlo, perché se no non l'avrei letto più. Avendo già letto un suo libro e trovandolo non così male come diceva la critica, questo libro mi ha fatto l'effetto contrario. Non l'ho trovato eccezionale. Non che mi sia dispiaciuto ma ad un certo punto l'ho trovato prolisso e non sempre interessante. Però ci sono cose piuttosto nuove o poco sfruttate almeno per le mie letture e quindi tutto sommato sono contenta di averlo finalmente letto. Poi, come sempre, sarà il tempo a decidere, perché quello che sembra non averti colpito ora invece si sedimenta e torna alla mente in momenti altri. Così si capisce la grandezza di un libro e l'effetto che mi ha fatto "La fine dell'arcobaleno" di cui ho sicuramente recensito con un post in questo blog. 







Altro libro, tra gli obiettivi di questa estate, è Il Maestro e Margherita di M. Bulgakov.
Certo, tutt'altra faccenda, perché i russi sanno come si scrive e lui non è da me dei grandi. Un alone di mistero ( e di persecuzione)  aleggia intorno a questo libro che mi ha presa più di quanto pensassi, forse perché la storia di Ponzio Pilato mi serviva e mi è interessata moltissimo nel complesso. Anche il resto, ovviamente, dove il delirio della pazzia fa fare molte cose.





Non una lettura qualsiasi è stata quella dell'autobiografia di Yogananda, che mi era stato tra l'altro regalato forse 10 anni fa. Ma se è vero che un libro bisogna leggerlo quando lo si sente, mai come in questo caso se ne ha conferma. Ho avuto molti stimoli da questo testo, ho riflettuto su cose facendo un passo in più rispetto a quanto avevo già fatto. Ne avevo bisogno e devo dire che sento la necessità di proseguire per questa strada. Sono rimasta shockata fortemente da un capitolo che rileva qualcosa di "oltre l'invisibile" e in un certo senso potrebbe anche tranquillizzare certe riflessioni. Sicuramente trarrò ispirazione in altro senso, intendo fumettisticamente da questo mondo che viene descritto e ne farò non so che fumetto e per quale casa editrice. Ad ogni modo è stata una lettura importante. Fosse anche solo dal punto di vista documentaristico, culturale, antropologico. L'Occidente è sicuramente povero di queste cose e invece noi abbiamo bisogno di sapere che esiste un altro modo di vivere, diverso dal nostro. 


Infine questo libro iniziato a maggio l'ho terminato a settembre inoltrato. Diaro di una scrittrice è l'opera curata dal Leonard Woolf dei dario di Virginia Woolf. Ogni pagina di diario è un'immersione speciale nella mente e sensibilità di un'autrice che non credo abbia molti con cui essere paragonata. Sia perché le scrittrici donne sono tuttora poche, e anche se avessi perso il conto e ce ne fossero più degli uomini, una cosa non è facile da trovare. Cosciente di aver letto poche ma essenziali cosa della sua produzione, questo diario ha la bellezza di essere scritta con semplicità e immediatezza che non è possibile trovare nei suoi lavori. Perché, e dal diario si capisce benissimo, ci tornava mille e mille volte, spendendo più tempo  nel revisionarle che nello scriverli. A questo punto tocca leggere (e rileggere) tutto il resto di lei. 

sabato 4 maggio 2013

IGIENE DELL'ASSASSINO (Amélie Nothomb, 1992)

Sono tornata alla Nothomb dopo la piacevole e interessante lettura di  Metafisica dei tubi. Questo libro è il primo da lei pubblicato, parliamo del 1992 e di primo libro qualcosa ce l'ha, a mio avviso. Non scorre sempre in maniera fluida e non sempre riesce a tenere desto il lettore. Voglio dire, parlo della prima parte (cioè prima che entri in gioco la giornalista Nina) e dell'ultima, cioè le ultime pagine in cui capita l'antifona si fa un po' più fatica a seguirlo. In più la soluzione finale si poteva evitare, trovare qualcosa di più originale. Detto ciò, si salva e non poco la parte centrale che invece trovo esplosiva. Quella sì che vale tutto il volume e che fa ben capire con chi abbiamo a che fare. Torna ad ogni modo il tema del femminismo: lo scrittore misogeno deve vedersela con una giornalista donna. Alla fine, come in una locandiera goldoniana, si casca sempre lui, anche il più irriducibile. Ad ogni modo, non tutto quello da lei scritto mi piacerà allo stesso modo, mentre i suoi fan divorano tutto di quanto scrive!  

venerdì 19 aprile 2013

ADELE HUGO, LA MISERABLE - LESLIE SMITH DOW

Inizialmente temevo un libro di una certa pesantezza, invece è scritto in maniera fluida e che, non so se è perché è una vicenda vera, mi ha fatto divorare i capitoli senza alcuni difficoltà. Le storie vere hanno sempre qualcosa di inquietante, perché il lieto fine nella realtà non esiste quasi mai. Più che altro credo che non possa esistere: la vita è tragica di suo, il nostro lavoro è quello di renderla il più possibile dignitosa. E senza stare troppo a pensarci, ma farlo e basta. Di questa storia (vera) l'insegnamento più grande è che non bisogna impazzire per nessun motivo. Non so se la pazzia di Adèle fosse degenerativa o se sono stati gli eventi a peggiorarla. E' nel secondo caso che faccio questo discorso, di resistere alla pazzia, che credo ognuno di noi ne abbia un po'. L'amore poi è una di quelle cose che ti possono far impazzire davvero e allora mi dico, facciamo un passo indietro. Prima la salute, poi l'amore. E' un discorso assurdo questo, ma è la verità, la sopravvivenza è anche questa. Per il resto, Victor Hugo non ne esce proprio pulito, sembra una persona arrogante e un po' priva di affetto, ma forse erano i tempi. Di lei invece, resta la sua voglia di indipendenza, di emancipazione, del vestirsi da uomo (cioè di rompere gli schemi imposti), la necessità di libertà senza dover dipendere da qualcosa e qualcuno. E' un insegnamento valido ancora oggi, pur essendo, ovviamente, cambiate moltissime cose ed io vivo in una epoca, in un posto, dopo tutto abbastanza libera per la condizione delle donne (ma non abbastanza nel resto del mondo!!!). Poi oltre alla realtà oggettiva, ce n'è una soggettiva che si può manipolare e sentirsi libere e indipendenti è soprattutto una questione personale, gli altri potrebbero non c'entrare granché. 

domenica 24 marzo 2013

ADDIO BABILONIA (PAT FRANK, 1959)

Una volta chiaro che il libro è a suo modo datato, e per la ancora presente differenza tra bianchi e neri e per i limiti dei ruoli possibili delle donne, ma ovviamente fuori dalla Guerra Fredda e di una minaccia imminente (rispetto naturalmente ai ricordi di Hiroshima e Nagasaki), il libro è un'ottima lettura, coinvolgente, ben strutturata che descrivere in maniera interessante il giorno dopo l'esplosione di una Bomba H. Come ce la cavammo dopo la fine del mondo. Ho comprato questo libro nel 2010, ma si sa tute le cose hanno il loro tempo, sono contenta di averlo riesumato e deciso di leggerlo, incoraggaita non tanto dalle prime pagine che invece ho trovato pesantissime, ma dalla fluidità cin cui ho letto il seguito. Bene, andiamo avanti così con la lettura.

domenica 10 marzo 2013

URSULA LE GUIN, alcuni suoi mondi

Forse questa autrice è più famosa per i suoi lavori nel campo fantasy, genere che a me attrae così poco che proprio fingo non esista, perciò il mio giudizio al momento riguarda soltanto quello di fantascientifico che  ho letto. Ho letto a suo tempo un libro (Il mondo di Racannon) che mi ha lasciato perplessa fino alla fine (sempre per la mia antipatia per il fantasy) ma il finale mi ha riconciliato con tutta la storia. Poi sono passata a "Il pianeta dell'esilio", molto scorrevole, troppo, la cui idea e la profondità dei personaggi non è stata affatto banale, ma qualcosa non lo rende un capolavoro, anche se anche questo difficilmente non resterà nel mio immaginario. Poi sono passata a "Il mondo della Foresta". Forse il più debole di tutti letti finora, ma comunque una buona lettura, ma con quella sensazione di incompiutezza di "chiusura efficace" che caratterizza un capolavoro. Del resto, la postfazione dell'autrice a me dà da pensare (dice di essere stata un po' pilotata dall'editore che ha chiesto un finale piuttosto che un altro) e forse sarebbe stato un libro diverso. Ma si sa, ci sono sempre troppi compromessi tra ciò che ci vuole scrivere e ciò che ci viene chiesto di scrivere. Del resto, ho come il sospetto che gli autori del celebre (ma niente di speciale) di Avatar, prima pellicola in 3D (?) abbia attino a piene mani da questo volume. O magari è una coincidenza clamorosa. Infine, e chiudo in bellezza, "La falce dei cieli". A prima lettura, il tutto sembrava un po' banale, invece oltre a lavorare sulla profondità dei personaggi (la psicologia e psichiatria abbondano e con, mi sembra, cura dei dettagli) c'è davvero di tutto e di più. Una fantasia, una sbizzarrirsi, ma anche un equilibrio e una maestria incredibile. Ecco, questo sì che è una capolavoro. Da sottolineare che rispetto agli altri, questo non parte affatto da mondi immaginari nello spazio o nel tempo, questo parte da casa sua, nel Portland, ma riesce e farne l'impossibile. Davvero una bella lettura, nonostante il scetticismo iniziale. Consiglio, consigliatissimo.

sabato 9 marzo 2013

VULCANO 3 - Philip K. Dick, 1960

Considerato uno dei libri facente parte delle opere minori, primo tra le sperimentazioni del nostro come scrittore, io oserei dire che non gli manca nulla, forse solo un po' di delirio allucinato in più, ma per il resto, mi sembra più che un buon libro di fantascienza, con tutte le caratteristiche o quasi dei libri di Philip Dick. Perciò non capisco bene perché sia un'opera minore e forse non mi interessa poi tanto saperlo. Il mio unico cruccio è quanti libri di P.K.D. mi sono rimasti? Quante volte potrò pagare un viaggio mentale di questo tipo al massimo con 20 euro? Le droghe non potrebbero farlo, non con i tempi che corrono.

martedì 9 ottobre 2012

IL PIANETA DELL'ESILIO, 1966 ( Ursula Le Guin)

Confinato in un libro poco attraente che racchiudeva altri due volumi di Ursula Le Guin, pensavo di trovarmi davanti una trilogia, che mi richiedeva troppo sforzo mentale. Poichè, però, si stava affrontando il tema fantasy di pianeti sconosciuti in cui gli uomini più o meno come barbari vivono un'esistenza alla meno peggio, ho cominciato a leggere questo libro con le atmosfere de "Il trono di Spade" per ritrovarmi in una dimensione non meno fantascientifica di altre letture precedenti (e in questo blog commentate). In poche parole, questo libro ricorda un altro libro di Le Guin, ma non solo, e la sua parentesi fantasy è poca cosa, alla fine dei conti. Il  messaggio di tolleranza è poi altissimo e degno di una scrittrice  (scrittore donna) e tutta la guerra è frammentata da una storia d'amore. In realtà tutto è stato di una lettura veloce veloce che mai avrei detto a cominciare dalle prime tavole e la semplicità della storia è quasi disarmante. Voglio dire, mi è piaciuto ma quand'è che si fa ritorno sul Pianeta dell'Esilio? E' successo troppo poco! 

martedì 18 settembre 2012

JODOROWSKY


Questo post si aggiornerà di volta in volta. L'argomento è Jodorowsky, lui, la sua psicomagia ma anche tutta la sua produzione artistica, che conta fumetti, film e libri, nonchè lettura di tarocchi. Ecclettico è dir poco, su questo non abbiamo molti dubbi.

Cominciamo con "Psicomagia". Nel volume da me letto ci sono anche altre due interviste che in un certo senso appesantiscono il discorso fatto in precedenza da Jodorowsky con il suo intervistatore. Ci viene spiegata abbastanza bene cos'è la psicomagia che a prescindere dalla produzione letteraria fa molto pensare. Di sicuro lui strutta le immagini che capta anche per scrivere (e lo dice ma non abbastanza da rendersene conto per davvero!) ma è molto interessante come abbia intuito con estrema lucidità la diversità del linguaggio dell'inconscio dal nostro. L'incoscio manda i suoi segnali (e qua non ci piove), facciamo un caos tremendo per poter poterlo interpretare, ma difficilmente ci ricordiamo di tradurre tutti i gesti che facciamo per vincere il nostro trauma (parliamo di gag o impasse psichici che ci rendono la vita molto complicata) in un linguaggio che l'incoscio possa capire quando in noi sta evolvendo, quando noi vogliamo guarire. Molto interessante (e anche un po' da mandare in crisi) è la sua visione della religione o meglio ancora della spiritualità: nulla. Lui dice che la cosa importante è  la salute, salute psicofisica naturalmente. Dobbiamo vivere bene e la religione è un modo per ingabbiarci ma noi non abbiamo certezze di quello che la religione ci dice (qualsiasi religione: fa l'esempio del ciclo della rinascita ma afferma che lui non sa se sia vero, se esiste e non c'è modo di dimostrarlo e quindi perchè affidarsi a qualcosa che non si sa se esiste o meno?). Insomma, alla fine ci costruiamo molte cose per cercare di stare bene ma forse alla fine, non appesantiamo un po' tutto di troppo? E per quanto riguarda l'ispirazione, non ha forse ragione? Che la nostra morale ci ingabbia nello scrivere di tutto e di più, senza etica inutile almeno quando si fa arte?



Sono poi passata alla visione di un film. El topo. E' un western spirituale, anche troppo. Che Jodorowsky fosse trucido e che volesse spiegare in maniera quasi macraba (ma sempre psicomagica) un qualcosa  mi era chiaro già dal libro e qui non è da meno. Molto interessante è l'uso di tutta quella simbologia (capre, conigli, ecc) che danno qualcosa di più al western, ma resta una storia che non è una storia ma la necessità di tirare fuori dal basso di noi, dal nostro abisso molte cose, alcune belle e alcune brutte.






Se El topo era decisamente strano, questo non ha paragoni. E' pieno zeppo di simbolismo e di simboli, ma anche dei messaggi fin troppo chiari del punto in cui è arrivata la nostra società (già ai tempi della pellicola la diceva lunga). C'è dentro misticismo, ma anche alchimia. La ricerca della parte migliore di noi, che non è soltanto un film. Molte belle le parti dell'arrivo degli spagnoli, della storia traslata di Gesù (col manichino) riscritta in maniera moderna e la Passione in sé. Sembra quasi che il messaggio ultimo è  liberarsi di certe fedi, che sia Dio, il potere, la ricchezza e le manie. Bella anche la simbologia legata ai pianeti. Da rivederlo, a lungo termine.

    

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Altro passaggio è stato al fumetto. Avevo già letto i Tecnopadri e come in quella occasione un solo volume presentava soltanto un mondo completamente inimaginabile ai nostri occhi e che evidentemente solo Moebius poteva rendere ancora più stravagante. 
 Ad ogni modo la lettura è stata piacevole e oltre a mondi immaginari ha anche una storia solida e ben congeniata. Per ora la mia lettura dell'Incal finisce qui visto che, questi due volumi sono stati presi in biblioteca. Ne resta uno che aggiungerò a fine lettura  e che forse è la parte più interessante. Tutti gli studi preparatori che hanno permesso a uno e all'altro di creare questo mondo

venerdì 7 settembre 2012

INVASION

Pensavo peggio. Non dico che si possa sostituire il fascino de "Linvasione degli Ultracorpi" con così poco ma forse il film riesce a reggersi con piacere e facilità sulla bravura e la magia dell'interpretazione di Nicole Kidman (che da sempre riesce a dare molto di più di quel che un film vale). Insomma, non male come film moderno di fantascienza, dove il moderno è presente e non lo impoverisce (basti pensare all'ultimo de "La guerra dei mondi" che invece ho trovato inutile). E fa paura abbastanza. Anzi direi proprio di sì! Ovviamente alcune soluzioni (proprio suo figlio è immune) lo è trovate "alla americana" mentre altre (i viaggiatori della metro che le suggeriscono di non avere paura per confondersi tra loro oppure il risveglio di tutti cancellando quella parte di memoria che non le apparteneva!) interessanti. Il finale ovviamente riapre un dibattito sulla vera umanità. Cos'è umano? Voler fare la guerra? Insomma, alla fine non mi è dispiaciuto vederlo, nonostante la paura che mi ha messo addosso.

domenica 2 settembre 2012

HUGO CABRET - M. Scorsese


Aveva sicuramente le pontenzialità per trasformarsi in un film steampunk, con tutti quegli orologi, i meccanismi e soprattutto l'automa, ma evidentemente Scorsese non avevo questo nei suoi progetti, anche perchè sarebbe diventato un po' di nicchia. In ogni caso, alcune cose le ho trovate forzate (che Méliès avesse potuto ideare un automa prima di non ricordo quale invenzione per esempio) ma tutto sommato un film, lento sì, ma piacevole ben scenografato. Intendo che Parigi ne esce bene, con il suo fascino e a George Méliès viene forse davvero restituito la paternità al cinema e al cinema del fantastico come meriterebbe. Chi non è rimasto affascinato da lui? Noi lettori di Jules Verne che sulla Luna ci siamo andati migliaia di volte? Un buon film quindi che sono contenta di aver visto.


giovedì 30 agosto 2012

IL FANTASMA DI ALEXANDER WOLF, 1947 (Gajto Gazdanov)



Quando ho preso questo libro avevo ancora la mia attività da libraia. Qualcosa deve avermi incuriosito, senza sapere il perchè. Poco importa. Questo sconosciuto autore russo meritava più successo, niente di quello che scrive ha da invidiare ai più grandi della letteratura russa. Forse solo un po' più di frontatezza. Quello che colpisce non è sicuramente la trama:  si intuisce che ama le digressioni e mentre vuoi capire l'enigma di fondo, o forse lo scioglimento della trama (in senso non figurativo stavolta), ti accorgi che parla di tutt'altro, ma qui è stato abile, la trama c'è e se è di un certo interesse, non è questo che colpisce, almeno non è queto il motivo che ti trascina fino alla fine. E' la sua scrittura. Ha qualcosa di magnetico, non riesci proprio a staccare, pur parlando di pugilato o di articoli di giornale da scrivere. Qui sta la sua grandezza, qui si intuisce che non è poi così importante di dire qualcosa (siamo già nel pieno periodo delle sperimentazioni letterarie, tra Robbe-Grillet e Michel Butor e non a caso, siamo in Francia, visto che l'autore era trapiantato a Parigi quando scriveva) ma il modo in cui lo fa. Non deve essere un caso, l'uso la prima persona, come una confessione ineluttabile che prima o poi avrebbe fatto alla sua anima (a noi), dominante abbastanza da farci entrare nelle sue riflessioni più belle e sentite (anche sofferente, sia chiaro). Ad ogni modo il cerchio si chiude, comincia con una morte, apparente, per trascinarsi fino alla fine finchè questa morte non si realizza. Però va letto, così niente potrebbe rendere un libro semplice ma bello come questo. Fa venire voglia di scrivere. E di scrittori infatti si parla, sia per Wolf sia per la voce  narrante.

domenica 26 agosto 2012

IPNOSI MORTALE (Alexandra Marinina)

Questo libro non mi avrà cambiato la vita eppure non rimpiango di averlo letto. A parte che adoro chi mi regala libri e quindi poi li leggo anche se fosserto tanto lontani da me, ma tutto sommato un'idea importante su cui ruota c'è. A tratti mi sembrava più fantascienza che un giallo e poi l'intrigo politico un pochino troppo complicato per apparire chiaro. La protagonista, che sembra bucare la pagina, in realtà non è simpaticissima, che ne so come la protagonista di Gimènez, ma tutto se la cava. Chissà se la Marinina l'ha strausata nei suoi procedenti volumi. Poi,chiaro, il fascino di Mosca e di un mondo che conosciamo poco si evince benissimo anche da qui. L'idea, quella su cui ruota il libro, quasi quasi la prendo un po' per me. Ma solo un po', quel che serve.   

sabato 18 agosto 2012

METAFISICA DEI TUBI - A. Nothomb

Un libro abbastanza fuori dal comune. Un'autobiografia troppo giovane per poter avere rivali. I ricordi di quell'età sono così poco nitidi che scriverci qualcosa agli altri risulterebbe impossibile. A parte questo, ho meditato due giorni prima di scrivere queste che credo saranno poche righe. Mi ritorna alla mente il Giappone, il suicidio, i tubi, le bugie, le carpe. Soprattutto le carpe e quanto possano essere ciechi i genitori. Quanto urtano gli uomini con il loro senso di predestinazione e di importanza, come se tutti fossero Gesù Bambino (che invece è stato uno soltanto quindi chi si credono di essere?). Il fastidio atavico e viscerale, davanti all'evidenza che siamo tutti miseri, maschi e femmine, e che solo che le donne se ne accorgano è a dir poco allucinante.

mercoledì 8 agosto 2012

INCORONATA PAZZA (Gaia Servadio)

Perchè la Storia non ce la insegnano così? Basterebbe farcela sentire più vicina e tutto sarebbe più semplice. A raccontare alle amiche perchè Giovanna non sarebbe stata poi pazza, ricordavo cronologicamente ogni fatto, ogni avvenimento, quando io, si sa, sono pigrissima in queste cose. Quindi  è servito ad una caprona come me, a mettere un po' ordine nelle successioni dinastiche che da una lettura antologica ti sembrano senza alcuna importanza e spessore umano. E invece. Speriamo abbia aperto la strada a fare approfondimenti storici su altre cose, altre presone, lo vorrei proprio! Intanto, la riflessione che ho avuto, è che è facile facile dare per pazza qualcuna, così la si leva di mezzo, togliendole ogni potere. E che ci vuole? Credo di saperlo perfettamente. Altra riflessione, che cavoli di intrighi politici ci sono dietro le dinastie?! Io non avrei potuto reggere, infatti Giovanna ha retto poco, però adottava lo sciopero della fame per dimostrare che non era d'accordo, tecnica molto moderna per i suoi tempi, vista  la descrizione degli autodafé che appartenevano alla generazione precedente alla sua. Alla fine dal popolo era amata, a me sarebbe bastato questo. I nobili, come i politici, sono vipere. L'unico nero è la scrittura, non è per niente romanzata e lascia a desiderare. Se è vero che è scritto in maniera giornalistica, io penso che il giornalismo abbia affossato la poesia, l'irrazionalità che tanto la caratterizza.

giovedì 2 agosto 2012

ESERCIZI DI FANTASIA - G. Rodari

Preso per caso ad un bancarella di quelle che ti vendono le cose a metà prezzo. Mi è caduto l'occhiosubito. Mi sembrava un perfetto connubio tra il mio lavoro di insegnante e quello di scrittrice. Mi ha fatto riflettere a quanto posso ancora fare per stimolare la fantasia nei ragazzi e quanto il mondo potrebbe essere migliore se li lasciassimo essere di più di come li vogliamo. Non è affatto semplice ma si può fare. Bisogna provare. E in ogni caso è illuminante dal punto di vista artistico e creativo, di immagini che si possono avere anche da sole due parole. Più di una volta fa notare che anche gli scienziati sono creativi, del resto come farebbero a inventarsi una cosa che non esiste?

martedì 31 luglio 2012

CENT'ANNI DI SOLITUDINE - G.GARCIA MARQUEZ


   I classici fanno sempre un po' paura. Qui l'unica cosa che è andata storta è l'albero genealogico in cui ci si perde per forza di cose, ma per il resto c'è tutto da imparare. La tecnica di anticipare e poi di ricucire, per non parlare della capacità di inserire il magico senza stonare nel reale (da qui è considerato il padre del realismo magico?). Di certo, ci sono mille altre cose e sono cosciente che un libro così va riletto per forza di cose, perchè tante sono le gemme, e tutte diverse, che lo rendono prezioso e che varebbero la pena di essere colte. Per ora mi accontento di questo, e già questo mi serve oltremodo.

domenica 22 luglio 2012

SALAM BERLIN - Yadé Kara



Un libro rimasto a casa dei miei molto a lungo, un libro delle rimanenze della mitica libreria. Alla fine era un mio libro, un libro che parla del crollo del Muro di Berlino e di quanto possa essere sconvolgente guardandolo dal di dentro. Un ragazzo (non solo lui) turco ma berlinese e la sua ricerca di una occupazione  ma anche di un senso sociale che man mano si fa spazio. Avrebbe potuto continuare per altre 300 pagine e riesce a non annoiare. Scrittura fluida, giovanile, ammiccante. Un buon lavoro, una lettura piacevole. E poi il tema a me è caro. Io e Hassan in fondo si assomigliamo. E Berlino è ancora da visitare. Un sogno da realizzare.

LA LUNGA OSCURA PAUSA CAFFE' DELL'ANIMA - D. Adams

Riprendere un suo libro, la sua scrittura fulminante (per niente banale, se pur votata all'ironica e all'impossibilità) è stato un piacere riconquistato. Mi è mancato. In realtà mi manca. Altre poche cose non ho letto, ma la Guida Galattica per Autostippisti è una bibbia nel suo genere (che praticamente ha inventato lui?) e non credo di esagerare.
Questa volta non c'è molta fantascienza, ma più di una volta mi sono resa conto di quanto siamo scemi e facciamo come i personaggi coinvolti. Magari non con la faccenda del frigo, ma a chi non è mai venuto in mente di seguire un'auto dicendoci che quello lì la strada la sa e sta andando proprio dove noi dobbiamo andare? Non credo di essere l'unica o forse sono pazza come lui. E sarebbe un onore in ogni caso.
E che genere è quindi? Tra un poliziesco, un mitologico e l'assurdità che lo caratterizza.

Molto interessante il titolo originale che invece del caffé, parla invece di té. Cosa c'è di interessante? Una questione puramente antropologica. In Italia non avrebbe reso con il tè, ma il caffè sì, rende l'idea, eccome, di quanto la pausa sia culturalmente inserita in un dato contesto e come qui diventa oscura e lunga, forse troppo. Molto particolare davvero.