Un libro rimasto a casa dei miei molto a lungo, un libro delle rimanenze della mitica libreria. Alla fine era un mio libro, un libro che parla del crollo del Muro di Berlino e di quanto possa essere sconvolgente guardandolo dal di dentro. Un ragazzo (non solo lui) turco ma berlinese e la sua ricerca di una occupazione ma anche di un senso sociale che man mano si fa spazio. Avrebbe potuto continuare per altre 300 pagine e riesce a non annoiare. Scrittura fluida, giovanile, ammiccante. Un buon lavoro, una lettura piacevole. E poi il tema a me è caro. Io e Hassan in fondo si assomigliamo. E Berlino è ancora da visitare. Un sogno da realizzare.
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domenica 22 luglio 2012
SALAM BERLIN - Yadé Kara
domenica 3 giugno 2012
V - VISITORS 2010
I benefici della tv digitale terrestre. In realtà ho resistito molto prima di acquistarne una, ma alla fine in questi tempi moderni, bisogna adeguarsi alle evoluzioni. A parte Rai news 24 non c'è nulla che guardo con attensione e aspetto con ansia le 3 puntate di Visitors remake. Perchè? Perchè mi fanno paura, probabilmente come allora. Il senso di questo remake è che i giovani vi si possono avvicinare: loro hanno una notevole difficoltà (e ne avranno sempre più) ad approcciarsi alla tecnologia precedente, in questo caso immagini diverse e pochi effetti speciali; ma non è da vedere come una riproposizione senza aggiunte. Naturalmente non ricordo la versione originale se non per piccoli aneddoti che tutti ricorderanno ( i topi! i topi!) ma non è questo il punto. Il punto è rendere credibile oggi quello che era credibile ieri ma oggi molto di meno. Sicuramente un modo per catturare i giovani è il personaggio figlio dell'agente FBI, Tyler, che farebbe sicuramente tutto quello che farebbe un ragazzo di 17 anni. Ma detto questo, che fascino perverso e oscuro hanno questi alieni? inimmaginabile. Secondo me non potevano trovare una villain migliore: fa veramente veramente paura. Ci terrei a dire che tra l'altro incarna bene lo spirito femminista, ahaha, nel senso che a comandare è lei, ma non tanto per qualche rivoluzione femminista della loro storia, ma molto ma molto di più perchè la gerarchia a cui hanno pensato gli autori è quella della Mantide. Sono più forti le donne, anzi le femmine, perchè gli uomini, i maschi, sono soldati, pedine, sudditi e quant'altro mentre l'ape regina, regina appunto, è il punto più alto, la mente, dirige con qualche oscuro sensore tutto il resto delle menti. Inquietante ma vero e soprattutto porta ad una riflessione interessante, se poi alla fine le donne al potere non sanno essere più pericolosi degli uomini. Non possiamo dirlo nei nostri termini, ma sicuramente possiamo osservare gli animali oppure i visitors. E la Mantide, come Anna, uccide il suo amante dopo che ha permesso di concepirla. Realistico da morire.
Resta la quinta colonna (come mai si chiama così?) in cui certi visitors iniziano a percepire sentimenti umani (o non sarebbe meglio dire sentimenti? come se soltanto noi fossimo in grado di provarli... proviamo anche quelli malvagi, non ce lo dimentichiamo!!!) che in realtà sa molto di John Connor di Terminator, ma vabbè, vediamo Jonh May come se la cava!
So già che è stato interrotto già da un anno in America e che arrivo tardi, perchè fan e quant'altro hanno già scaricato versioni originali con sottotitoli e quant'altro e hanno già discusso da secoli quello che guardo io oggi. Ma non bisogna farsi venire l'ansia. Io ci troverò qualcosa che gli altri non hanno trovato, ispirazione in ogni caso.
In ogni caso, "We are of peace. Always." Col cavolo.
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venerdì 30 dicembre 2011
4 LETTURE PRESTATE
Queste letture prestate possono avere due temi, o per chi non si intende di analisi testuale, di due chiavi di lettura: una riguarda i pirati, l'altra Hugo Pratt. Alle volte coincidono, se si pensa che Corto Maltese in fondo era un pirata, ma non è solo questo. E' qualcosa legato al viaggio (il tema portante e forse l'unico vero da studiare, se però si aggiunge "avventuroso") che li unisce tutti.
SAINT - EXUPERY, L'ULTIMO VOLO di Hugo Pratt
E' il primo che ho letto. L'ho trovato non così chiaro come mi sarei aspettata. Però ha un punto a suo favore: riesce ad essere suggetivo ed evocativo abbastanza, trasportandoci tra le nuvole e i sogni (intensa come dimensione onirica) dove appunto è la realtà dei fatti a confondersi.
L'ISOLA DEL TESORO - Stevenon, Hugo Pratt
E' la reinterpretazione da parte di Hugo Pratt della storia di Stevenson. Fedele all'originale, è stato molto bello ritrovare sotto forma di immagini e di sequenze visive quanto letto qualche mese fa, perciò reputo efficae la sintesi che ha applicato l'autore e che dimostra ancora una volta quanto sia potente il media fumetto se appunto chi lo usa è del mestiere.
CORTO MALTESE, MEMORIE - Pierre, Pratt
Volume molto interessante che spiega momento per momento la vita di Corto Maltese, letto appunto come personaggio storico realmente esistito o meglio, la presenza degli altri personaggi storici permette di rendere verosimile la figura accattivantissima di Corto Maltese, che emana ancora fascino, viaggi e avventura come se fosse modernissimo. L'ho trovato ben curato in tutte le domande, geografie e biografie che saltano in testa quando si leggono le avventure di Corto. Si hanno risposte a punti pochi chiari, si individua tutto ciò che serve per orientarmi cronologicamente e geograficamente dei viaggi del marinaio e pirata.
IL CORSARO NERO - Emilio Salgari
Era arrivato il momento, di leggere il libro cult della pirateria all'italiana. Piuttosto semplice nella lettura, efficace nel racconto, e carismatico nella figura del Corsaro Nero, che a fine lettura resta si vuole sapere come va a finire, soprattutto si pensa alla Principessa e si pensa a quanto sia d'onore il nostro pirata preferito. Sì, credo che crei una certa dipendenza alla voglia di solcare i mari e agitarsi tra i tifoni. Ma i tumulti del cuore sono più forti di qualsiasi tempesta.
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domenica 11 luglio 2010
QUESTA CASA (da TUTTI SCRIVONO POESIE)
Questa casa sa di trasloco,
di un campo di battaglia,
di una guerra persa
Di cartoni imballati
e di fuochi spenti
dopo un glorioso incendio.
Rimane il silenzio
dopo le urla di morte,
lo stridio delle armi
Dopo la pace degli amanti.
E' polvere nella polvere,
l'abbandono degli eroi dell'impresa
e di oggetti inutili e indifesi
Mi mancherà la luce di sfida nei loro sguardi,
una stanza invasa dal nemico,
gli intonaci cadenti.
Il freddo gelido d'inverno,
il caldo torrido d'estate,
l'importanza di quel che ho fatto.
Di quanto ho perso
eppure faticamente dato.
di un campo di battaglia,
di una guerra persa
Di cartoni imballati
e di fuochi spenti
dopo un glorioso incendio.
Rimane il silenzio
dopo le urla di morte,
lo stridio delle armi
Dopo la pace degli amanti.
E' polvere nella polvere,
l'abbandono degli eroi dell'impresa
e di oggetti inutili e indifesi
Mi mancherà la luce di sfida nei loro sguardi,
una stanza invasa dal nemico,
gli intonaci cadenti.
Il freddo gelido d'inverno,
il caldo torrido d'estate,
l'importanza di quel che ho fatto.
Di quanto ho perso
eppure faticamente dato.
giovedì 1 luglio 2010
VADO A SUD.
Una settmana, al massimo due. Poi torno. Vado a Sud. E' stata una bella esperienza, vorrei fermare tutto, ma non funziona così. Mi mancherai. Mi mancherà tutto.
lunedì 17 maggio 2010
5 FILM PER 3 DONNE E MEZZO
1. Genitori e Figli - Giovanni Veronesi

Pioveva. La prima volta. Con Maria Pia e Giulietta. Il cinema è stato il Variety. Io come al solito col rischio di perdermi, ma tanto loro erano lì ad aspettarmi. Mi è piaciuto abbastanza, anche se avrei dato un taglio al tema della sessualità, che ho percepito tra l'altro come atteggiamento voyeuristico da parte del regista. Chi se ne frega se si offende. Gli sketch comici, soprattutto del giovane attore romano, molto ben riusciti e la protagonista perfetta per la parte.
2. Mine vaganti - Ferzan Ozpetek
Variety, due giorni dopo. Con Maria Pia e organizzato al momento. Era il giorno del mio compleanno e la prima a Firenze con gli attori e il registra. Un compleanno per una volta da non dimenticare.Immancabile. La mia presenza al cinema con un film di Opzetek, come anche il tema dell'omosessualità nei suoi film. Quando non c'è, il regista si spegne. Del resto sa parlarne bene, stavolta con travolgenti e dissacranti momenti di comicità, che hanno dato un altro frammento di questo mondo diversamente insondabile.
3 . L'uomo nell'ombra (the Gost Writer) - Roman Polanski

Cinema Fiorella. Con Giulietta e Antonella. Il regista parla da sé e la complessità del film anche. Una tensione continua che non finiva mai e poi quando ce la si aspettava, niente. Un colpo secco e basta. E' così lontano dalla mie corde che ancora non so quanto mi abbia coinvolta o meno. Sicuramente è quel tipo di film che emerge dall'inconscio quando lo dice lui e con effetti devastanti.
4. Matrimoni e altri disastri - Nina Di Majo

Variety. Molto divertente e per certi versi molto realistico. Finalmente una Margherita Buy che mi sembra faccia una parte che le si veste bene addosso, senza sembrare poco capace. Interessante a chi è rivolto (target). E se non si fosse ancora capito, il fascino del tecnico del computer è appena entrato in voga. Però, il momento più atroce è stato il bacio del ragazzino.
5 - I Gatti Persiani - Bahman Ghobadi.

In assoluto il più bello, il più originale, il più complesso. Quello più denso di significato, quello che insegna di più la rivoluzione. Quello che più ci dà una sberla in faccia, per svegliarci, per scuoterci e dirci che per un ideale si può anche morire. Da vedere fosse anche soltanto per la musica iraniana. Cinema Fiamma, con Antonella e Maria Pia. Scelta dalla prima che ha gusti difficili e per lo stesso motivo non saranno mai una sòla.
Cinque perchè sono le dita di una mano, per poterli contare, e cinque è il mio giorno di nascita. Se potessi moltiplicherei il tutto per se stesso e per se stesso ancora.
Cinque perchè sono le dita di una mano, per poterli contare, e cinque è il mio giorno di nascita. Se potessi moltiplicherei il tutto per se stesso e per se stesso ancora.
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venerdì 12 febbraio 2010
PISCES, MON AMOUR
aVoglio ridurre tutto quello che mi sta succendendo soltanto alla banalissima congiunzione astrale che stanno vivendo i nati sotto il segno dei Pesci. Stiamo attraversando un periodo molto positivo, da diversi punti di vista. Lavorativo e affettivo, potremmo dire. Il lavoro è aumentato e non si rischia di annoiarsi, per niente. Non parlo di quello a scuola, che però comunque ha avuto i suoi risvolti favorevoli e nemmeno lo studio che ancora è da finire e che mi costringe a lasciarmi senza respiro. Parlo del fumetto. Un terzo progetto, insieme al recente Vampire's Tears è stato approvato e questa è naturalmente una cosa bellissima. Per ora il nome provvisorio è Gli Immortali e ho la fortuna oltre di lavorare con la giovane Paola Pasquini, anche con Vincenzo Riccardi che per me è sempre stato quello dal tratto leggero, dolce ed efficace allo stesso tempo. Per me, un onore.
Fosse soltanto questo. Tutto ad un tratto sono diventata una dei supervisori della casa editrice, tutto ad un tratto sono diventata l'unica a supervisionare. Un bel compito, ma che gratifica e fa conoscere nuove cose di me. Perchè l'obiettivo alla fine è quello. Conoscermi meglio.
E l'Amore? Sono tutti preoccupati per la mia vita sentimentale ma neanche stavolta posso dire di averla cambiata. Posso solo dire che l'amore è tornato, sottoforma di poesia pura. Ha risvegliato tutti i sensi assopiti e pur non essendo in grado di dire se sono innamorata dell'amore o del mio oggetto di ammirazione (desiderio è una parola grossa nel mio caso) sono oggettivamente innamorata. In modo diverso dal passato, con una punta di positività che fa venire fuori il meglio di me visto che come sempre anche quest'amore è impossibile. O almeno improbabile.
Non riesco nemmeno a spiegarmelo.
E' vero che qualcuno sta rivolgendo a me tutte le sue preghiere e l'energia di Dio aiuta qualunque preddispozione astrale. Tornerò a pregare solo per questo.
E' vero che la preddisposizione del pensiero finalmente cambiato (grazie probabilmente agli astri e alle preghiere) è la vera ragione della mia serenità e della mia fortuna.
Ne approfitterò fin quando dura. Finché ce n'è ancora per me.
Intanto torno a casa per gli studi e questo è un balsamo per cuore. Ci voleva nonostante non sarà un viaggio di piacere.
Fosse soltanto questo. Tutto ad un tratto sono diventata una dei supervisori della casa editrice, tutto ad un tratto sono diventata l'unica a supervisionare. Un bel compito, ma che gratifica e fa conoscere nuove cose di me. Perchè l'obiettivo alla fine è quello. Conoscermi meglio.
E l'Amore? Sono tutti preoccupati per la mia vita sentimentale ma neanche stavolta posso dire di averla cambiata. Posso solo dire che l'amore è tornato, sottoforma di poesia pura. Ha risvegliato tutti i sensi assopiti e pur non essendo in grado di dire se sono innamorata dell'amore o del mio oggetto di ammirazione (desiderio è una parola grossa nel mio caso) sono oggettivamente innamorata. In modo diverso dal passato, con una punta di positività che fa venire fuori il meglio di me visto che come sempre anche quest'amore è impossibile. O almeno improbabile.
Non riesco nemmeno a spiegarmelo.
E' vero che qualcuno sta rivolgendo a me tutte le sue preghiere e l'energia di Dio aiuta qualunque preddispozione astrale. Tornerò a pregare solo per questo.
E' vero che la preddisposizione del pensiero finalmente cambiato (grazie probabilmente agli astri e alle preghiere) è la vera ragione della mia serenità e della mia fortuna.
Ne approfitterò fin quando dura. Finché ce n'è ancora per me.
Intanto torno a casa per gli studi e questo è un balsamo per cuore. Ci voleva nonostante non sarà un viaggio di piacere.
venerdì 8 gennaio 2010
NON DARTI PIU' MOLTO PESO
NScrivo per cercare di ricordarmelo in futuro. Di non darti più molto peso, di sapere che sarebbe successo l'impossibile e che invece abbiamo fatto in modo che non succedesse proprio niente. Ci siamo salvati a vicenda o forse io ho soltanto salvato te da quel possibile madornale errore. Ora dovremmo aver raggiunto una serenità ma in realtà siamo soltanto come piccole dosi da prendere e allora forse è giusto così, rilegare anche te al passato. Un passato veloce di qualche mese, in confronto a quanto è stato per tutti gli altri coinvolti nella mia strage. Forse quelli erano un taglio necessario da fare e saluti e baci. E tu cos'eri? Quello che sento ora è escluderti, dimenticare ogni cosa, lasciare a te il piacere della scelta perchè io, come sempre, mi sembra di aver fatto anche troppo. A salvarmi da una crisi in atto, una voce da lontano e tanto vicina a Firenze. Non ci spero affatto, mi sono quasi sentita accolta e pronta per il prossimo viaggio. Mi ha incoraggiato per questa nuova traversata, mi ha quasi illuso che qualcosa di buono e di nuovo mi attendesse.
mercoledì 18 novembre 2009
DI MESE IN MESE [per ora voglio tornare]
Le cose si accaniscono contro ogni barlume di tranquillità. E' da quando sono qui che fatico a ritrovare un certo equilibrio. Ero più serena appena arrivata. Ero più serena prima di tornare giù, poi le sue attenzioni, il modo suo di porgerle, gli inviti e le ore condivise hanno dato abbastanza da rendere insoopportabile la qui presente sopravvivenza. Vorrei il calore, vorrei una tranquillità e la distensione dei muscoli, vorrei meno fobie e meno circospezione. Ho mantenuto la calma finora, ora vorrei impazzire, prendere il primo treno e tornare al caldo e al freddo che conosco. Ma non è così che funziona. Bisogna mangiare polvere, ingoiare i rospi, soffrire della lontananza. A pensare che avevo costruito tutto per affrontare i mesi d'inverno con maggiore pace, invece le cose sono andate diversamente, io che mi ritrovo sempre sola e non so dove andare se sto male. Oggi è il giorno del lamento, serve per scacciare tutti i fantasmi che mi vivono dentro e fare spazio agli spiragli di sole. Domani è un altro giorno, ritroverò la grinta e il giusto distacco, l'energia e le armi per la battaglia. Sono sola anche perchè sono un essere solitario, non dovrei dimenticarmelo. Si sceglie quello che si è, per karma o per amore. Però vorrei tornare lo stesso, per ora, e tornare vuol dire riabbracciare. Chissà se in fondo non è un'altra illusione oppure sto offendendo le già avute conferme. Per ora voglio tornare, magari cambierò tra un mese oppure è quello che gira attorno a me che deve cambiare. Per ora voglio tornare.
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domenica 9 agosto 2009
UNA SETTIMANA AL MARE (riflessioni intorno a Verne e a Bukowski)

Io vivo in montagna da sempre, sono nata vicino ad una foresta in cui vivono indisturbati gli stambecchi. Il mare è sempre un luogo lontano, alle volte inafferrabile. Quest'anno dopo una weekend brindisino da un'amica, rieccomi sulla spiaggia lucana. Obiettivo: relax. Solo e soltanto quello, come se non fosse solo un anno ma due. Ci sono riuscita in tutto e per tutto. Senza condizionamenti, senza impegni altri, solo tanto riposo. Sonno recuperato, energie recuperate e in più, quello che non guasta, sono riuscita a finire due libri, molto diversi tra loro.
Ho terminato Autour de la Lune, concludendo il viaggio lunare di Jules Verne. Ho trovato questa seconda parte per alcuni versi più interessante. Avrà aiutato la lettura continua che il mare mi ha permesso oppure qualcos altro di cui mi interessa poco al momento. E poi non l'ho trovata sempre scontata. Pensavo che le cose per l'ottimismo dell'autore sarebbero andare come previsto, tutto liscio come l'olio invece no. Certo tutti quei calcoli e quelle ipotesi mi hanno fatto venire il mal di testa ma questo è un mio limite visto che di astronomia e astrofisica non ne capisco molto. Però non sono poi così stupida e non capisco come dopo tutti questi calcoli il fidato amico abbia sondato il mare invece di andare a guardare lì dove per me era più ovvio. Che stranezza. Però è anche vero che è trascorso un secolo e che certe nozioni scientifiche sono acquisite per nascita, no?
E' importante segnalare la divergenza con Voyage dans la Lune di Mèlies. Se il Presidente sostiene che una civiltà lunare è esistita ma poi estinta Mèlies si diverte ad inscenare l'incontro con i seleniti. Lui, sì aveva bisogno di fantasia e di far fantasticare i suoi spettatori, riuscendovi. A lui tutto è concesso anche se impossibile. Non ci sono abitanti sulla Luna. O no? Ad ogni modo non quelli, di sicuro. E poi davvero, non poteva sperare di tornare sulla Terra cadendo dalla Luna. Vorremmo farlo tutti, ma al massimo cadiamo dalle nuvole.
Tutt'altra lettura è stata quella di Storie di Ordinaria Follia di Charles Bukowski. Bukwski è un gran zozzone, ma un gran zozzone che sa scrivere. E' talmente lontano dalla mia scrittura, dal mio modo di pensare, che la curiosità ha preso il sopravvento su tutto. Ed io i racconti li odio, ma lui sa scrivere. E nemmeno si dà le arie, tutt'altro pare. Di interessante forse c'è anche la sua vita, come la concepisce, come arrivare al fondo ti fa pensare solo alle cose importanti. E come un accanito non lavoratore è orgoglioso di esserlo e che si può sopravvivere anche senza.
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domenica 19 luglio 2009
EMOZIONI DELUSIONI CONSAPEVOLEZZA
Stamattina Sophie è tornata a casa. E' stata l'esperienza di ogni zia e di ogni nipote, ma io non sono una zia qualunque e mia nipote non è una bambina qualunque. Sicuramente mia sorella è una persona che di bambini da accudire ne sa abbastanza e così si è prodigata nel darle subito i codici di riconoscimento, ma Sophie ha una memoria incredibile, una capacità di osservazione al di fuori della norma (forse neanche bambini a 5 anni noterebbero tutti questi particolari) e ha già un suo equilibrio: capisce fino a che punto può rompere e farsi prendere dalla sue ossessioni infantili. Ad ogni modo tutto il senso della vita, dei nostri sforzi e di tutto quello che si vuole si concentra su questi esseri piccolissimi. Tutto ha ragione di esistere, pur non credendo in Dio, in questo compito legato alla sopravvivenza. Sono cambiata, migliorata di sicuro. Le mie percezioni si fanno più sottili, la mia capacità di emozionarmi, educata da Sophie, si è sciolta e a grandi delusioni si affiancano grandi emozioni.
Le delusioni. Sono stata un anno a coltivare una pianta. Una pianta di cui ho aspettato i fiori. Quel che ne è venuto fuori è stato un pessimo investimento. Dopo tutte queste cure avrebbe dovuto cominciare ad uscire dal suo vaso e prendere a camminare, farmi le feste quando tornavo a casa. Invece mi ha nascosto che fiori non ne poteva dare e che di tutte le cose di cui mi ha raccontato forse metà erano esagerate e l'altra un sano egoismo che evidentemente fa parte della sua specie di pianta. Perchè non me lo ha detto? Perchè ha pensato che io non potessi custodire il suo segreto? Perchè ha pensato che dicendomi la verità io ne avrei potuto trarre un qualche vantaggio (quando era piuttosto evidente che io non ci avrei guadagnato niente)?
Le piante non accettano paragoni. Ma come faccio io a non farne? Ho coltivato un'altra pianta in questi tre mesi. Tutte le piante pagano per le piante coltivate prima, mi ferisce pensare che io sia stata così poco giardiniere, ma questa pianta che qualcuno mi ha venduto come l'altra invece mostrava timidamente i fiori mentre mostrandoli li nascondeva e nascondendoli capivo che le piante ciarliere non hanno niente da dire, quelle che non parlano invece hanno da difendere un mondo interiore e si accertano di finire nella mani di un pollice verde. Quest'ultima pianta ha così tanta fiducia in me che io non sono in questo momento in grado di valutare: mi segue, aspetta il mio giudizio e soprattutto chiede le mie cure. Solo a volte mostra un po' di sana gelosia verso l'altra pianta (forse sua unica ma non degna rivale), pur sapendo che il mio giardino è grande e che profilera di vegetazione e che il mio compito è di prendermi cura di tutte le sue parti. Partirò e quando lo farò potrò portare una sola pianta. Sarà questa più piccola a venire con me, perchè lo ha scelto lei senza che io le dicessi niente.
Emozioni. La più forte insieme a Sophie (e la piccola pianta) è stato imparare i rudimenti della lingua italiana dei segni (LIS). Ho sempre voluto conoscerla e penso che personalmente questo sarà solo l'inizio.
Consapevolezza. Il mio cammino spirituale progredisce. Si sono affinate altre capacità extrasensoriali. Devo farne buon uso. Educare i giovani terrestri alla vita e al nostro attuale grado di civiltà (e a quello futuro) potrebbe essere un modo.
Le delusioni. Sono stata un anno a coltivare una pianta. Una pianta di cui ho aspettato i fiori. Quel che ne è venuto fuori è stato un pessimo investimento. Dopo tutte queste cure avrebbe dovuto cominciare ad uscire dal suo vaso e prendere a camminare, farmi le feste quando tornavo a casa. Invece mi ha nascosto che fiori non ne poteva dare e che di tutte le cose di cui mi ha raccontato forse metà erano esagerate e l'altra un sano egoismo che evidentemente fa parte della sua specie di pianta. Perchè non me lo ha detto? Perchè ha pensato che io non potessi custodire il suo segreto? Perchè ha pensato che dicendomi la verità io ne avrei potuto trarre un qualche vantaggio (quando era piuttosto evidente che io non ci avrei guadagnato niente)?
Le piante non accettano paragoni. Ma come faccio io a non farne? Ho coltivato un'altra pianta in questi tre mesi. Tutte le piante pagano per le piante coltivate prima, mi ferisce pensare che io sia stata così poco giardiniere, ma questa pianta che qualcuno mi ha venduto come l'altra invece mostrava timidamente i fiori mentre mostrandoli li nascondeva e nascondendoli capivo che le piante ciarliere non hanno niente da dire, quelle che non parlano invece hanno da difendere un mondo interiore e si accertano di finire nella mani di un pollice verde. Quest'ultima pianta ha così tanta fiducia in me che io non sono in questo momento in grado di valutare: mi segue, aspetta il mio giudizio e soprattutto chiede le mie cure. Solo a volte mostra un po' di sana gelosia verso l'altra pianta (forse sua unica ma non degna rivale), pur sapendo che il mio giardino è grande e che profilera di vegetazione e che il mio compito è di prendermi cura di tutte le sue parti. Partirò e quando lo farò potrò portare una sola pianta. Sarà questa più piccola a venire con me, perchè lo ha scelto lei senza che io le dicessi niente.
Emozioni. La più forte insieme a Sophie (e la piccola pianta) è stato imparare i rudimenti della lingua italiana dei segni (LIS). Ho sempre voluto conoscerla e penso che personalmente questo sarà solo l'inizio.
Consapevolezza. Il mio cammino spirituale progredisce. Si sono affinate altre capacità extrasensoriali. Devo farne buon uso. Educare i giovani terrestri alla vita e al nostro attuale grado di civiltà (e a quello futuro) potrebbe essere un modo.
domenica 7 settembre 2008
L'ODORE
C'è un senso che trascuriamo abbastanza, almeno rispetto agli altri esseri animali di questo pianeta. E' l'OLFATTO. Non ci aiuta a riconoscere qualcosa di cattivo da qualcosa di buono da mangiare, almeno fin quando non ci ficchiamo il naso dentro. Ed è comunque il gusto che mettiamo in atto in questi casi. Al buio è il tatto che ci aiuta ad orientarci. Per il resto a dominarci è la vista: se non vediamo non crediamo. Le viene in aiuto l'udito, quando lo sguardo non completa un'immagine.
Ma io sto pensando a Proust. No, non devo ritrovare nessun tempo perduto, non così lontano nei ricordi come lo è l'infanzia almeno.
L'odore di qualcosa mi rassicura. Forse come un bimbo con sua madre. L'odore di qualcosa che mi è caro. Anche stamattina.
Però torno un po' indietro lo stesso. Non posso che ricordare l'estate di due anni fa, alla maglietta con su scritto "Germany" mostrata orgogliosamente a me nonostante avesse vinto l'Italia. Avevo deciso di non festeggiare quella vittoria con i miei simili, ma di trascorrerlo con una amica, di quelle vere.
Ricordo che le disse sempre con il inglese fenomenale che volevo indossare quella maglietta. Nei miei modi bruschi italiani forse aveva capito che la volevo "per sempre". Io questo non so dirlo, mi disse solo qualcosa come " prima la lavo". Poi non se n'è parlato più. A ottobre dovevo operarmi e lei sapeva che non era facile per me. Mi spedì un pacco, è amabile così lei, cura i particolari che fanno la vita diversa, ma non pensavo di ritrovarmi quella maglietta. Quello che mi fece scoppiare in lacrime fu l'odore del detersivo, lo stesso che usava anche in quella città come nella sua (per fortuna le marche del detersivo sono sempre le stesse), l'odore del detersivo misto a quello della pelle. E' irriproducibile.
Le lacrime mi scesero senza pietà, però mi stavano dando tutta la forza per affrontare le mie fragilità di essere umano, di tutta la fragilità sempre troppa che c'è in me. E poi il coraggio lo trovo, questo lo so. Bastano piccole cose, come queste. Nello zainetto che avevo con me quel giorno dell'operazione c'era la maglietta e nonostante i miei attacchi di panico clinico (è incredibile quanto io abbia il sangue freddo davanti a cataclismi come terremoti così frequenti qui, mentre la gente urla, e quando invece il sottopormi ad un intervento possa mandarmi nel panico più assoluto) riuscii a superare il momento forse pensando che dall'altra parte dell'Europa qualcuno mi stava pensando (e forse stava anche pregando).
Tre giorni fa un "litigio", potrei chiamarla una discussione animata. Tra due persone ce n'è una forte e l'altra che accetta il compromesso di fare come vuole l'altra. Ragione o meno che abbia. Forse era una presa di posizione. Qualunque cosa fosse, dovevo andare in ospedale a ricominciare la mia solita terapia, cosciente che il panico è sempre lì in agguato. Il mio intento era solo rimandare il ricominciare a dopo l'esame. Almeno per stare più tranquilla. Secondo te non doveva nemmeno passarmi per il cervello: c'era di mezzo la mia salute, il superare le mie paure, per forza. La tua presa di posizione mi ha ferita così tanto (forse fregandosene di quali fossero le mie paure più profonde) che sentirmi codarda fino a quel punto proprio non riuscivo a mandarmela giù. Ho accettato il compromesso per orgoglio e per ragione, una contro di te, l'altra con.
Noi due dobbiamo sempre scontrarci, forse perchè alla fine siamo troppo uguali? Non lo so. Ed io devo cedere per forza perchè tu possa stare tranquilla? Non voglio saperlo. Spesso faccio come dici tu, senza riflettere.
Ho solo sentito le tue preghiere, durante quel momento. La prima mezz'ora avrei voluto essere sulla Luna, invece ero lì, imprigionata, cercavo di non pensare, di non alimentare quella paura, poi ad un tratto ho sentito la tensione venir meno e "la signora in giallo" alla tv, che mi ricorda te, il pranzo a casa tua e i legumi. Tuo padre. Tua madre in ogni foto che guida anche me da Lassù. Quando il pomeriggio sono venuta da te, ero forte abbastanza da dimostarti il mio coraggio della mattina, quasi a sfidarti, per poi dirti che avevi ragione tu, ce la potevo fare anche prima di un esame. Ti ho vista con una maglietta addosso. Mi è venuto spontaneo chiedertela. Alla fine mi hai dato l'altra, quella pulita ma identica, solo blu, col tuo nome sopra, le due maschere che si guardano. C'è anche la data da quando esiste la tua compagnia e che invertita nelle due ultime cifre è la nostra data di nascita. E dietro in rosso il nome della compagnia e "CAST". E poi c'è l'odore del detersivo. Irriproducibile, con la commistione della pelle. Mi fa ricordare che devo vincere le mie paure ancora e questa settimana. Mi fa pensare, senza grande sforzo mentale (perchè l'odore m'invade fin dentro le narici e arriva dappertutto anche a distanza), a quanto mi fai arrabbiare e, a quanto in fondo e in superficie, ci sei. Anche tu.
Ma io sto pensando a Proust. No, non devo ritrovare nessun tempo perduto, non così lontano nei ricordi come lo è l'infanzia almeno.
L'odore di qualcosa mi rassicura. Forse come un bimbo con sua madre. L'odore di qualcosa che mi è caro. Anche stamattina.
Però torno un po' indietro lo stesso. Non posso che ricordare l'estate di due anni fa, alla maglietta con su scritto "Germany" mostrata orgogliosamente a me nonostante avesse vinto l'Italia. Avevo deciso di non festeggiare quella vittoria con i miei simili, ma di trascorrerlo con una amica, di quelle vere.
Ricordo che le disse sempre con il inglese fenomenale che volevo indossare quella maglietta. Nei miei modi bruschi italiani forse aveva capito che la volevo "per sempre". Io questo non so dirlo, mi disse solo qualcosa come " prima la lavo". Poi non se n'è parlato più. A ottobre dovevo operarmi e lei sapeva che non era facile per me. Mi spedì un pacco, è amabile così lei, cura i particolari che fanno la vita diversa, ma non pensavo di ritrovarmi quella maglietta. Quello che mi fece scoppiare in lacrime fu l'odore del detersivo, lo stesso che usava anche in quella città come nella sua (per fortuna le marche del detersivo sono sempre le stesse), l'odore del detersivo misto a quello della pelle. E' irriproducibile.
Le lacrime mi scesero senza pietà, però mi stavano dando tutta la forza per affrontare le mie fragilità di essere umano, di tutta la fragilità sempre troppa che c'è in me. E poi il coraggio lo trovo, questo lo so. Bastano piccole cose, come queste. Nello zainetto che avevo con me quel giorno dell'operazione c'era la maglietta e nonostante i miei attacchi di panico clinico (è incredibile quanto io abbia il sangue freddo davanti a cataclismi come terremoti così frequenti qui, mentre la gente urla, e quando invece il sottopormi ad un intervento possa mandarmi nel panico più assoluto) riuscii a superare il momento forse pensando che dall'altra parte dell'Europa qualcuno mi stava pensando (e forse stava anche pregando).
Tre giorni fa un "litigio", potrei chiamarla una discussione animata. Tra due persone ce n'è una forte e l'altra che accetta il compromesso di fare come vuole l'altra. Ragione o meno che abbia. Forse era una presa di posizione. Qualunque cosa fosse, dovevo andare in ospedale a ricominciare la mia solita terapia, cosciente che il panico è sempre lì in agguato. Il mio intento era solo rimandare il ricominciare a dopo l'esame. Almeno per stare più tranquilla. Secondo te non doveva nemmeno passarmi per il cervello: c'era di mezzo la mia salute, il superare le mie paure, per forza. La tua presa di posizione mi ha ferita così tanto (forse fregandosene di quali fossero le mie paure più profonde) che sentirmi codarda fino a quel punto proprio non riuscivo a mandarmela giù. Ho accettato il compromesso per orgoglio e per ragione, una contro di te, l'altra con.
Noi due dobbiamo sempre scontrarci, forse perchè alla fine siamo troppo uguali? Non lo so. Ed io devo cedere per forza perchè tu possa stare tranquilla? Non voglio saperlo. Spesso faccio come dici tu, senza riflettere.
Ho solo sentito le tue preghiere, durante quel momento. La prima mezz'ora avrei voluto essere sulla Luna, invece ero lì, imprigionata, cercavo di non pensare, di non alimentare quella paura, poi ad un tratto ho sentito la tensione venir meno e "la signora in giallo" alla tv, che mi ricorda te, il pranzo a casa tua e i legumi. Tuo padre. Tua madre in ogni foto che guida anche me da Lassù. Quando il pomeriggio sono venuta da te, ero forte abbastanza da dimostarti il mio coraggio della mattina, quasi a sfidarti, per poi dirti che avevi ragione tu, ce la potevo fare anche prima di un esame. Ti ho vista con una maglietta addosso. Mi è venuto spontaneo chiedertela. Alla fine mi hai dato l'altra, quella pulita ma identica, solo blu, col tuo nome sopra, le due maschere che si guardano. C'è anche la data da quando esiste la tua compagnia e che invertita nelle due ultime cifre è la nostra data di nascita. E dietro in rosso il nome della compagnia e "CAST". E poi c'è l'odore del detersivo. Irriproducibile, con la commistione della pelle. Mi fa ricordare che devo vincere le mie paure ancora e questa settimana. Mi fa pensare, senza grande sforzo mentale (perchè l'odore m'invade fin dentro le narici e arriva dappertutto anche a distanza), a quanto mi fai arrabbiare e, a quanto in fondo e in superficie, ci sei. Anche tu.
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martedì 4 dicembre 2007
IN STALLO
Si rischia di impazzire, ma non impazzisce abbastanza. E' il vuoto che gira attorno, sono io che resto ferma. Manca il respiro, manca l'ossigeno per respirare. Voglio andarmene, veramente voglio restare, ma anche andarmene perchè l'attesa non aiuta nessuno. Ed io valgo poco più di niente così.
sabato 17 novembre 2007
ASSESTAMENTI
Con un po' di respiro in più, posso quasi dire di aver trovato "casa". C'ho fatto caso solo ieri, il mio è stato un girovagare di un anno e mezzo e forse solo ora riesco a sentirmi in luogo familiare. Barcellona da questo punto di vista è stata un'esperienza abbastanza forte e pensavo che peggio di casa mia, quella potentina, non si potesse arrivare. In realtà molte "dimore" sono state peggiori, o dovrei soltanto dire profondamente diverse. La tensione di casa che ho da quando ho il potere di ricordare della mia vita si è allontanata, sostituita da altri disagi. In un certo senso sono libera da quella tensione, ma una dimensione davvero serena devo averla avuta poche volte in questi anni di vita. A tratti a settembre prima dell'arrivo di Sophie, o forse ad Agosto per la settimana ferragostina (in cui per la verità ho approfondito le mie conoscenza in materia di scrittura del fumetto), ma poi profondamente ripiombato nel buio dopo il suo arrivo. Il mese è passato, a me sembra che Sophie sia nella mia vita da sempre, come se tutto quello che c'è stato prima non fosse realmente esistito, o almeno vissuto in sordina.
Torniamo ad oggi. Gabriella, la mia collega che gentilmente mi ospita, è la mia bella copia in fatto di convivenze. Non ha manie di nessun tipo, non sopporta la mia presenza (né io la sua), la vive. Se non fosse per il poco tempo a disposizione si potrebbe parlare anche per ore, di educazione, di religione, della vita in generale. Come sempre se sul piano sentimentale in senso stretto qualcosa non funziona, su quello più in senso lato, la fortuna di trovare persone speciali dopo aver toccato il fondo, quella ce l'ho. Ma la fortuna è soggetta al karma, ho un buon karma con gli amici, a trovarerne di speciali, voglio dire. A Barcellona, nei momenti più spaventosamente agghiaccianti, c'è stata Silke e nonostante la differenza linguistica e "etnica" ho potuto verificare due persone per quante diverse, con esperienze diverse, con colori di capelli ed occhi diversi, possono entrare in relazione e trasformare tutto in "casa". Avevo solo 3 mesi a disposizione, non dovrei lamentarmi se in poco tempo ho creato un rapporto così. Che dura con la stessa bellezza di quando ci si vedeva tutti i giorni di persona.
E qui a Firenze? Ho latitato, ho sofferto, come solo io possono soffrire quando non mi sento a casa (lamentosa, esagerata, etc etc etc). La casa: quel luogo in cui le corrispondenze del pensiero si ritrovano. C'ho messo quanto tempo per risentirmi "corrisposta" con qualcuno con cui non hai tanto bisogno di parlare per capirti? Mesi, forse anche un anno. Però alla fine ora mi alzo la mattina che non devo spiegare nulla e che se guardo fuori dalla finestra come un ebete so che Gabriella indovina i miei pensieri, come faccio io con i suoi. La gentilezza è spontanea e le attenzioni pure.
Ecco, questa delle attenzioni è un punto cruciale. E anche saperle apprezzare. L'unica persona a cui potevo dirmi essermi legata l'anno scorso era piena di disattenzioni, che spesso sfociavano nella reale maleducazione (ancora più evidente per il modo in cui ci siamo conosciute) e sapevo di lamentarmi di questo, poichè la mancanza di rispetto proprio non la tollero. Ecco, come nel caso di avere un tetto decente, non ho preteso di averne uno speciale, eccezionale, o chissà cosa, come mi ritrovo a vivere oggi invece, nè mi aspettavo di trovare persone speciali per cui dire che il mondo non è poi tanto brutto. Ce ne sono due, Gabriella è una di queste due, irradia a distanza tutte le cose che fa e non le fa per il suo dovere (sia colleghe) ma perchè ci crede e con ironia e divertimento. Niente di meglio.
L'altra è... la RIVINCITA. Le premesse identiche. Il posto in cui sia siamo conosciute, i ruoli da rispettare, l'atteggiamento da avere e da rigirare a proprio favore. Il dovere di capirsi attraverso gesti più che a parole, una sfida che perdo volentieri ma che so che vinco sempre, e, addirittura, lo stesso nome. C'erano allo stesso tempo tutte le premesse per evitare come la peste il ripetersi una situazione del genere. Ma alla fine due persone attente si riconoscono. Quando ho detto "rieccoci" ero già un passo avanti rispetto al passato, che mi bastava pensare all'ultima cosa che mi aveva detto o fatto per capire che di uguale c'era solo l'inizio. E davanti al crollo, alle solite mie verità rilevate (stavolta veramente un po' precoci e improvvise) ho visto una persona combattere fino all'ultimo le sue terre conquistate, il pensiero di cedere nemmeno l'ha sfiorata e in più cosciente abbastanza di combattere contro un guerriero invisibile, indifferente e inetto. Ha tutte le armi per vincere e vince, ma non molla lo stesso, è vigile, perchè c'è ancora da conquistare e poi c'è difendere quel che ha conquistato.
Torniamo ad oggi. Gabriella, la mia collega che gentilmente mi ospita, è la mia bella copia in fatto di convivenze. Non ha manie di nessun tipo, non sopporta la mia presenza (né io la sua), la vive. Se non fosse per il poco tempo a disposizione si potrebbe parlare anche per ore, di educazione, di religione, della vita in generale. Come sempre se sul piano sentimentale in senso stretto qualcosa non funziona, su quello più in senso lato, la fortuna di trovare persone speciali dopo aver toccato il fondo, quella ce l'ho. Ma la fortuna è soggetta al karma, ho un buon karma con gli amici, a trovarerne di speciali, voglio dire. A Barcellona, nei momenti più spaventosamente agghiaccianti, c'è stata Silke e nonostante la differenza linguistica e "etnica" ho potuto verificare due persone per quante diverse, con esperienze diverse, con colori di capelli ed occhi diversi, possono entrare in relazione e trasformare tutto in "casa". Avevo solo 3 mesi a disposizione, non dovrei lamentarmi se in poco tempo ho creato un rapporto così. Che dura con la stessa bellezza di quando ci si vedeva tutti i giorni di persona.
E qui a Firenze? Ho latitato, ho sofferto, come solo io possono soffrire quando non mi sento a casa (lamentosa, esagerata, etc etc etc). La casa: quel luogo in cui le corrispondenze del pensiero si ritrovano. C'ho messo quanto tempo per risentirmi "corrisposta" con qualcuno con cui non hai tanto bisogno di parlare per capirti? Mesi, forse anche un anno. Però alla fine ora mi alzo la mattina che non devo spiegare nulla e che se guardo fuori dalla finestra come un ebete so che Gabriella indovina i miei pensieri, come faccio io con i suoi. La gentilezza è spontanea e le attenzioni pure.
Ecco, questa delle attenzioni è un punto cruciale. E anche saperle apprezzare. L'unica persona a cui potevo dirmi essermi legata l'anno scorso era piena di disattenzioni, che spesso sfociavano nella reale maleducazione (ancora più evidente per il modo in cui ci siamo conosciute) e sapevo di lamentarmi di questo, poichè la mancanza di rispetto proprio non la tollero. Ecco, come nel caso di avere un tetto decente, non ho preteso di averne uno speciale, eccezionale, o chissà cosa, come mi ritrovo a vivere oggi invece, nè mi aspettavo di trovare persone speciali per cui dire che il mondo non è poi tanto brutto. Ce ne sono due, Gabriella è una di queste due, irradia a distanza tutte le cose che fa e non le fa per il suo dovere (sia colleghe) ma perchè ci crede e con ironia e divertimento. Niente di meglio.
L'altra è... la RIVINCITA. Le premesse identiche. Il posto in cui sia siamo conosciute, i ruoli da rispettare, l'atteggiamento da avere e da rigirare a proprio favore. Il dovere di capirsi attraverso gesti più che a parole, una sfida che perdo volentieri ma che so che vinco sempre, e, addirittura, lo stesso nome. C'erano allo stesso tempo tutte le premesse per evitare come la peste il ripetersi una situazione del genere. Ma alla fine due persone attente si riconoscono. Quando ho detto "rieccoci" ero già un passo avanti rispetto al passato, che mi bastava pensare all'ultima cosa che mi aveva detto o fatto per capire che di uguale c'era solo l'inizio. E davanti al crollo, alle solite mie verità rilevate (stavolta veramente un po' precoci e improvvise) ho visto una persona combattere fino all'ultimo le sue terre conquistate, il pensiero di cedere nemmeno l'ha sfiorata e in più cosciente abbastanza di combattere contro un guerriero invisibile, indifferente e inetto. Ha tutte le armi per vincere e vince, ma non molla lo stesso, è vigile, perchè c'è ancora da conquistare e poi c'è difendere quel che ha conquistato.
venerdì 5 ottobre 2007
DA UN MOMENTO ALL'ALTRO
Decisioni. Decisioni di ogni tipo, trovare casa, condividere la stanza con una ragazza di Garaguso(MT), decidere cosa fare davvero. L'entusiamo degli inizi, il confronto con i ragazzi non è più lo stesso anche se è sempre ad altissimi livelli. Cosa fare? Per scrivere ci vuole tempo e per certi versi anche denaro (l'ultima spesa è stato un alimentatore nuovo, ma in realtà parlavo dei viaggi per promuovere Eternopolis - e non solo). C'è anche un altro problema:
sradircarsi. Non dai posti ma dalle proprie origini. Il dramma più grande è deludere una madre, ma la mia non si può deludere, la mia si può solo far arrabbiare, come un bambino capriccioso, nè più nè meno. E non sono ancora pronta a diventare zia, ma sta per succedere, può succedere in ogni momento. Non sono sicura di sapere che reazione avere, è chiaro che ho davanti a me un volto impassibile che sorrideva come riflesso di uno sforzo esistenziale e che davanti alla parola "amore" restava indifferente a non ascoltarti. Peggio di così comunque non potrei essere e poi dovrebbe essere un po' come la cugina ribelle, anche da zia non può essere diversamente. Io sono io, purtroppo e per fortuna. Tutto può cambiare da un momento all'altro, parlo del lavoro, dello scrivere (ma i riflessi di quest'ultimo sono più lenti nel quotidiano!), della metamorfosi interiore, del stanza da condividere, del viaggio che è sempre una salita o una discesa.
sradircarsi. Non dai posti ma dalle proprie origini. Il dramma più grande è deludere una madre, ma la mia non si può deludere, la mia si può solo far arrabbiare, come un bambino capriccioso, nè più nè meno. E non sono ancora pronta a diventare zia, ma sta per succedere, può succedere in ogni momento. Non sono sicura di sapere che reazione avere, è chiaro che ho davanti a me un volto impassibile che sorrideva come riflesso di uno sforzo esistenziale e che davanti alla parola "amore" restava indifferente a non ascoltarti. Peggio di così comunque non potrei essere e poi dovrebbe essere un po' come la cugina ribelle, anche da zia non può essere diversamente. Io sono io, purtroppo e per fortuna. Tutto può cambiare da un momento all'altro, parlo del lavoro, dello scrivere (ma i riflessi di quest'ultimo sono più lenti nel quotidiano!), della metamorfosi interiore, del stanza da condividere, del viaggio che è sempre una salita o una discesa.
sabato 22 settembre 2007
VALIGE A TERRA
Ho ricevuto una telefonata mercoledì che ha sconvolto un po' i piani. Ho accettato ed ora stamattina sto aspettando la conferma. Tarda ad arrivare, come tutte le cose importanti. Il fatto è che mi impone di avere le valige a terra e poco concentrazione per lo studio. L'esame è troppo vicino ed io sono troppo lontana già. Per una volta non sono i fumetti a distrarmi (a Milano ora neanche riesco a pensarci), ma la vera realtà, quella che ti fa decidere se essere dentro o fuori le cose, viverle o lasciarsi vivere, o addirittura ascoltarle in sordina. Il rumore è quello che fa la differenza, se arriva ad onde lunghe l'orecchio potrebbe non percepirle, ma quando la sua frequenza è così alta, io perdo il punto da cui arriva e questo non può che essere il disorientamento.
Forse è davanti a queste cose che gli altri mi chiedono "come andrà a finire". Io questo non lo so. Non so niente. La città almeno non è la stessa e questo aiuta i ricordi a non ricordarsi di sè. Perchè sì, ho preso un'altra delle mie grandi decisioni. Il non interagire. Che infondo ad ogni sentimento profondo c'è un fuoco che interagendo si alimenta. E' una questione di sopravvivenza, di non gettare in quel fuoco altre energie preziose, soprattutto in questo momento. Finita in questo silenzio, in questo angolo di mondo in cui non si può comunicare con me, dovrei raggiungere uno stato di calma che però porta alla luce un'altra verità. Qualunque cosa sia questa morsa che prende il mio stomaco, non faccio finta che ci sia e nemmeno che non ci sia. C'è. Altre parole non servono per spiegarla, è inspiegabile. So solo che non scomparirà in questo angolo di mondo, ma che almeno resterà solo con me, poichè sono l'unica che sa come custodirlo.. Anche questa è sopravvivenza, ma questa è la sua. Infondo continuo a fare favori gratuiti a chi nemmeno se lo merita.
Stavolta sento che la decisione è presa, ma che nel buio di certi momenti tornerà a galla magari facendomi sentire in compagnia, ed sarò lì a chiedermi perchè non è andato via, ma almeno, avrò la legittima soddisfazione di non averlo fatto uscire da qui. Perchè qualunque cosa sia è soltanto mia. Anzi, la prossima volta ogni mia sillaba sarà venduta a caro prezzo. Tiè!
Forse è davanti a queste cose che gli altri mi chiedono "come andrà a finire". Io questo non lo so. Non so niente. La città almeno non è la stessa e questo aiuta i ricordi a non ricordarsi di sè. Perchè sì, ho preso un'altra delle mie grandi decisioni. Il non interagire. Che infondo ad ogni sentimento profondo c'è un fuoco che interagendo si alimenta. E' una questione di sopravvivenza, di non gettare in quel fuoco altre energie preziose, soprattutto in questo momento. Finita in questo silenzio, in questo angolo di mondo in cui non si può comunicare con me, dovrei raggiungere uno stato di calma che però porta alla luce un'altra verità. Qualunque cosa sia questa morsa che prende il mio stomaco, non faccio finta che ci sia e nemmeno che non ci sia. C'è. Altre parole non servono per spiegarla, è inspiegabile. So solo che non scomparirà in questo angolo di mondo, ma che almeno resterà solo con me, poichè sono l'unica che sa come custodirlo.. Anche questa è sopravvivenza, ma questa è la sua. Infondo continuo a fare favori gratuiti a chi nemmeno se lo merita.
Stavolta sento che la decisione è presa, ma che nel buio di certi momenti tornerà a galla magari facendomi sentire in compagnia, ed sarò lì a chiedermi perchè non è andato via, ma almeno, avrò la legittima soddisfazione di non averlo fatto uscire da qui. Perchè qualunque cosa sia è soltanto mia. Anzi, la prossima volta ogni mia sillaba sarà venduta a caro prezzo. Tiè!
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mercoledì 29 agosto 2007
BARCELONA MI AMOR (part 1)
Un post de Il Padrone nel Vapore mi ha fatto pensare che prima o poi dovrei descrivere la mia disavventura barcelonita. E' che io tendo a dimenticare e preferisco non toccare tasti dolenti.
L'altro giorno la cara Giusi ha raccontato a Vanessa (la sorella minore della cara Manu) cosa mi è successo e questa era molto interessata di sentir parlare di Barcellona, il posto in cui tutti i ragazzi vorrebbero andare (a divertirsi), ma io ovviamente sono sono più una ragazzina, anche se alla volte mi piace fare la parte.
Giusi raccontava e rideva con la sua solita ironia pungente che solo lei sa usare. E molte cose Giusi nemmeno le sa. Vanessa restava incerta tra il riso e lo scorcerto. Qualunque cosa fosse quella specie di smorfia che aveva sul viso non era di chi avrebbe voluto vivere 3 mesi in una città simile.
La capisco. Barcellona è bella per i turisti. Andateci, ma non il fine settimana. E non aspettatevi la Spagna, lì è un altro mondo. E i Catalani mal sopportano gli Spagnoli. Solo sono repubblicani, eppure la Spagna ha tanto di re e e di regina.
L'altro giorno la cara Giusi ha raccontato a Vanessa (la sorella minore della cara Manu) cosa mi è successo e questa era molto interessata di sentir parlare di Barcellona, il posto in cui tutti i ragazzi vorrebbero andare (a divertirsi), ma io ovviamente sono sono più una ragazzina, anche se alla volte mi piace fare la parte.
Giusi raccontava e rideva con la sua solita ironia pungente che solo lei sa usare. E molte cose Giusi nemmeno le sa. Vanessa restava incerta tra il riso e lo scorcerto. Qualunque cosa fosse quella specie di smorfia che aveva sul viso non era di chi avrebbe voluto vivere 3 mesi in una città simile.
La capisco. Barcellona è bella per i turisti. Andateci, ma non il fine settimana. E non aspettatevi la Spagna, lì è un altro mondo. E i Catalani mal sopportano gli Spagnoli. Solo sono repubblicani, eppure la Spagna ha tanto di re e e di regina.
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